ODOR 93, LA FIABA

C’era una volta, attorno ad un fuoco, in un bosco buio, a nord del mondo, un fiore, una betulla, un animale, una falena e un gatto bianco.

Il primo a parlare fu il gatto bianco, che chino su se stesso chiese al fiore – cosa posso donarti fiore perchè tu sia felice? – il fiore rispose – la cosa più preziosa che porti dentro di te.  Il gatto balzò in piedi e con un vecchio chiodo arrugginito si trafisse il corpo; morì e da esso ne estrassero linfa ed essenza, ma questo non portò che un breve sollievo al fiore. La betulla a quel punto iniziò a intonare un canto triste rivolto al cielo, alla notte che sopra le loro teste ascoltava e vedeva - il fiore si rivolse alla betulla e chiese – grande madre, dalle foglie lucenti, cosa ti tormenta il cuore, cosa hai visto oltre il bosco? – la betulla senza interrompere il suo canto rispose al fiore – ho visto uomini curvi bruciare il corpo di altre betulle per farne catrame; cosa vuoi fiore da me per renderti meno grave la vita? – il fiore rispose – vorrei sentire il profumo delle tue foglie – a quel punto la betulla prese una grande ascia e tagliò la base del suo corpo, il grande albero cadde a terra, lasciando scivolare le proprie foglie sul fuoco, un effluvio si alzò nell’aria, il fiore per un istante ne fu felice, ma poi ricadde nei suoi pensieri oscuri. A quel punto toccò alla falena parlare – fiore dove posso arrivare io, per ridarti sollievo e speranza? – il fiore la guardò – in fondo al cuore del fuoco devi volare, ma attenta, devi poi tornare, per raccontarmi cosa il fuoco nasconde nel suo profondo – la falena iniziò a ruotare attorno al fuoco vorticosamente e poi dritta si lanciò verso il centro – Meraviglia ! – esclamò il fiore per un istante, ma poi vide che la falena non tornò e i suoi petali si piegarono per la sofferenza. L’animale che fino a quel momento era stato col capo chino e il volto muto, volse al fiore lo sguardo. Il fiore si accorse che quell’animale silenzioso nascondeva la verità che lui tanto cercava, “il perché ognuno di noi cercando la bellezza dell’animo non faccia più ritorno”. Il fiore chiese all’animale – cosa puoi darmi tu per rendermi felice? – l’animale inizialmente non rispose, ma poi si avvicinò al fiore e aprì la sua mano sinistra, strani segni c’erano sul suo palmo e un piccolo frutto si trovava al centro, il fiore guardò i segni sulla mano, ma non ne comprese il significato. L’animale si alzò e lentamente si allontanò, la sua immagine si spense lungo il fitto bosco buio, il fiore lo guardò allontanarsi, ma non capì.

Attese per 93 notti il suo ritorno, alla fine si spense anche il fuoco; rimase solo il fiore ad ascoltare la notte, il suo corpo si lasciò cadere in un sonno che ancora oggi continua.

“Se chiudo gli occhi e ascolto il mio cammino sento personaggi grotteschi della mia fantasia, se chiudo gli occhi e penso alla staticità delle cose penso alla memoria, alla casa gialla, al gatto bianco, alla stanza blu, al giardino abbandonato, alle finestre che ridono, agli spazi occupati dal vuoto della vita, alla stanza nera.

Mi sono legato una corda ai piedi e ho legato forte la corda al tronco di una betulla; l’ho fatto per rivivere il mio passato, per scrivere questo nuovo lavoro. A volte chiudo gli occhi e chiedo al mio passato di farmi rivivere quei giorni strani, dove parlavo con le madri del fiume, con gli uomini curvi, le orche, i cani affamati e il gatto bianco e come per magia, tutto ritorna.

Il profumo è un’anima che disegna la nostra ombra”.

 

Meo Fusciuni

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